© 2014 ANNA BRENNA
 

Soviet Watermelon Jam

Soviet Watermelon Jam è la storia di un viaggio negli Stan (suffisso, che vuol dire paese/nazione e che caratterizza il nome degli stati presenti nell’area dell’Asia Centrale), delle atmosfere che ho respirato e delle persone che ho incontrato, tra montagne di angurie e reminiscenze del comunismo e dell’Unione Sovietica.

La marmellata di angurie è apprezzata in tutta l'Unione Sovietica ed è particolarmente popolare nelle regioni di coltivazione dell'anguria in Asia centrale.

Questa “terra di nessuno”, è stata da sempre una delle prede più ambite da parte dei conquistatori occidentali: russi e inglesi si fronteggiarono a lungo nell’Ottocento in questo angolo di mondo, inaugurando la politica del “The Great Game”. Mongoli, Arabi e Russi, ancor prima, si contendevano i khanati che costellavano la regione; risalendo ancor più indietro, Alessandro Magno passò di lì per raggiungere l’India.

Fino al 1991 le repubbliche formavano un’entità territoriale senza frontiere interne chiamata Turkestan. I confini tra le varie repubbliche furono tracciati a tavolino, per controllare l’area secondo l’approccio del Divide et impera, e non furono modificati anche quando, con il crollo dell’Unione Sovietica, le cinque repubbliche dell’Asia centrale fino ad allora controllate da Mosca ottennero l’indipendenza.

Nel corso di settant’anni di regime sovietico, Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, i paesi che, dalle catene montuose più alte del mondo ai vasti territori desertici segnavano un tempo la rotta della Via della Seta, sono passati direttamente dal Medioevo al ventesimo secolo. E oggi, dopo venticinque anni di autonomia, tutte e cinque le nazioni sono ancora alla ricerca della loro identità, strette fra est e ovest e fra vecchio e nuovo, al centro dell’Asia, circondate da grandi potenze come la Russia e la Cina, o da vicini irrequieti come l’Iran e l’Afghanistan.

A unirle sono i contrasti: decenni di dominio sovietico convivono con le amministrazioni locali, la ricchezza esorbitante data dal gas e dal petrolio con la povertà più estrema, il culto della personalità con usanze arcaiche ancora vitali. E mentre le steppe si riempiono di edifici ultramoderni e ville sfarzose abitate dai nuovi despoti, continuano a sopravvivere la passione per i tappeti e per i bazar, l’amore per i cavalli e per i cammelli, e innumerevoli tradizioni locali.

I sovietici in Asia Centrale hanno portato, insieme alle numerose statue raffiguranti Lenin, la ferrovia, l’istruzione e la sanità di massa, ed è per questo che, specialmente tra le generazioni meno giovani, non è raro sentir parlare degli Stan con nostalgia del loro passato comunista.

1/1